Il medioevo tra amore divino e amore profano (1)

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A cura degli alunni della classe II B Corso per Geometri I.T.C.G. “G.Bruno” di Ariano Irpino Docente : Grazia Cardinale Anno scolastico 2008/2009 Il Medioevo tra amore divino e amore profano

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Conoscere la lirica italiana dei secoli XIII e XIV nelle sue linee essenziali Conoscere gli elementi fondamentali dell’amore cortese Conoscere il rapporto che si instaura tra l’amore per Dio e quello per la donna all’interno degli autori e delle opere considerate Saper applicare alle liriche prese in esame le principali categorie di analisi stilistica, retorica e contenutistica Saper individuare nelle liriche i temi e i motivi fondamentali Saper istituire confronti fra le liriche Saper commentare un testo ed esprimere giudizi personali OBIETTIVI

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Il castello del feudatario Nelle corti feudali ,frequentate da letterati, musicisti, poeti , si conduceva una vita raffinata.

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La cultura "cortese" La corte era il luogo dove si esercitava l’autorità temporale I temi della poesia “cortese” furono avventurosi, guerreschi, amorosi, non devozionali e religiosi La lingua usata non fu il latino ecclesiastico ma il volgare Non furono rappresentati esempi morali e di virtù cristiana

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A partire dal secolo XI nelle corti feudali del sud della Francia nacque un particolare rapporto tra l’uomo e la donna che si ispirò al modello sociale , militare ed economico del Feudalesimo. L’amore fu rappresentato come un omaggio cortese alla dama considerata bella e virtuosa. La particolare concezione del rapporto tra uomo e donna

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Andrea Cappellano Andrea Cappellano era un ecclesiastico vissuto nella seconda metà del secolo XII. Scrisse il“ De amore” sulla struttura dell’Ars amandi di Ovidio Nel trattato descrisse i diversi modi per ottenere e conservare l’amore e i rimedi per difendersi dalla malattia d’amore. Il De Amore fu condannato dalla Chiesa nel 1277 , ma da esso scaturirono i due filoni della letteratura cortese dei secoli XIII e XIV Tradizione dell’amor cortese: dagli stilnovisti a Petrarca Tradizione miso gina : “Corbaccio” di Boccaccio De Amore

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Andrea Cappellano e la teorizzazione dell'amore L’amore può nascere solo in un cuore “cortese” Chi ama pone la donna su un piano superiore al proprio; l’amante assume un atteggiamento simile a quello del vassallo verso il signore feudale L’amore è la strada che porta al perfezionamento morale Il vero amore è quello extraconiugale L’amore che l’uomo nutre verso la donna rimane inappagato

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L’uomo era considerato come un vassallo della dama , cioè a completa disposizione della signora che solitamente era sposata La donna era bella, virtuosa, irraggiungibile , mentre l’amante era così soggiogato dalla bellezza e dalla superiorità di quella creatura che le offriva il suo servizio e la sua fedeltà. Nell’immagine Ginevra, moglie di re Artù e Lancillotto suo amante

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Aspetti dell'amore cortese Sudditanza totale dell’uomo nei confronti della donna, che è irraggiungibile L’amore non è quello coniugale, ma adultero e impossibile, quindi causa di sofferenza e al tempo stesso fonte di gioia che può intendere solo chi ha provato l’amore ed ha sensibilità e cultura L’uomo che ama così intensamente si purifica : solo chi ama “ finemente” è cortese e solo chi è cortese può amare “finemente”

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L'amore terreno ostacolo all'amore divino L’amore concepito come adultero ed impossibile trovò ovviamente un ostacolo nella fede religiosa. La Chiesa non tardò a condannare un amore che spingeva all’adulterio e che per essere così esclusivo allontanava il cuore degli uomini da Dio Notre Dame de Paris

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I’ vo piangendo i miei passati tempi i quai posi in amar cosa mortale, senza levarmi a volo,abbiend’io l’ale Tu che vedi i miei mali indegni ed empi, Re del ciel invisibile immortale, soccorri a l’alma disviata e frale Petrarca, Canzoniere, CCCLXV Amore divino e amore profano

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Mentre i poeti dell’Italia del Nord componevano in lingua d’oc, alla corte di Federico II i poeti-funzionari furono i primi a trasferire nel volgare siciliano l’esperienza della lirica trobadorica. Nella Scuola Siciliana vi fu la produzione di poesie scritte da autori uniti dagli stessi orientamenti di poetica e di gusto. Alla loro esperienza attinsero Dante e il Petrarca.

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I primi poeti a comporre liriche d’amore ispirate all’amor cortese furono i funzionari che servirono alla corte di Federico II di Svevia, che governò sul regno di Sicilia dal 1198 al 1250 e sull’Impero germanico dal 1220 al 1250. Tra i poeti della Scuola Siciliana, che impiegò il volgare per uso letterario, vi fu Jacopo da Lentini, l’inventore del sonetto. Nel sonetto “Io m’aggio posto in core a Dio servire” il notaro di Federico II esalta la sua donna che ha “ la testa blonda e il claro viso” ed afferma che egli non potrà gioire dell’eterna beatitudine senza la sua donna.

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Io m’aggio posto in core a Dio servire, com’io potesse gire in paradiso, al santo loco ch’aggio audito dire u’ si mantien sollazzo, gioco e riso. Sanza mia donna non vi voria gire, quella c’ha blonda testa e claro viso, chè sanza lei non poteria gaudere, estando da la mia donna diviso. Ma no lo dico a tale intendimento, perch’io peccato ci volesse fare; se non veder lo suo bel portamento e lo bel viso e ‘l morbido sguardare: chè lo mi teria in gran consolamento, veggendo la mia donna in ghiora stare Jacopo da Lentini

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Affermazioni di carattere religioso La lode insiste sul collegamento tra la tematica amorosa e quella religiosa L’impostazione della lirica risente della cultura feudale e cortigiana Il rapporto tra l’uomo e Dio e di tipo feudale (do ut des) Il Paradiso appare molto terreno : un luogo simile alla corte, dove divertimento e gioia sono assicurati Tema centrale Senza la sua donna il poeta non potrebbe godere della gioia del Paradiso, quindi il conflitto tra amore terreno e amore divino o anche la commistione tra l’amore spirituale per Dio e quello sensuale per una donna Affermazioni di carattere terreno Il poeta vorrebbe portare la donna in Paradiso con sé , non per fini di carattere sensuale ma per poter contemplare , anche dopo la morte, la bellezza della donna ( si badi bene non il volto di Dio per cui si anela al Paradiso)

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La poesia dei Siciliani aveva cantato l’esperienza amorosa , fermandosi agli aspetti esteriori del fenomeno ; si tratta di una poesia superficiale dal punto di vista psicologico. Scrivere poesie d’amore per i Siciliani era un diletto , un ozio alto e di corte. Un’indagine più approfondita dell’amore viene compiuta dagli Stilnovisti . L’amore diventa “ un documento essenziale dello spirito” che è sede di tutti i valori segreti dell’uomo e delle sue aspirazioni più elevate. Guido Cavalcanti Guido Guinizzelli Dante Alighieri

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Al cor genti rempaira sempre Amore La canzone manifesto, il documento principe , dello Stilnovo

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Al cor gentil reimpara sempre amore Al cor gentil rempaira sempre Amore Come l’ ausello in selva a la verdura; né fe’ Amore anzi che gentil core, né gentil core anzi ch’Amor, natura. ch’adesso con’ fu ‘l sole sì tosto lo splendore fu lucente, né fu avanti ‘l sole; e prende Amore in gentilezza loco così propiamente come calore in clarità di foco.

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Foco d’amore in gentil cor s’apprende come vertute in petra preziosa: ché da la stella valor no i discende, anzi che il sol la faccia gentil cosa; poi che n’ha tratto fòre, per soa forza, lo sol ciò che li è vile, la stella i dà valore; così lo cor, ch’è fatto da natura asletto, pur, gentile, donna, a guisa di stella, lo ‘nnamura

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Amor per tal ragion sta ‘n cor gentile per qual lo foco in cima del doplero splendeli, a lo so diletto, clar, sottile: No li stari’ altra guisa , tant’è fero. Però prava natura rencontra Amor, come fa l’aigua il foco caldo, per la freddura. Amor in gentil cor prende rivera per so consimel loco,, com’adamas del ferro in la miniera.

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Fère lo sol il fango tutto ‘l giorno; vile riman, né ‘l sol perde calore. Dis’om alter: “ Gentil per schiatta torno” : lui semblo al fango, e al sol gentil valore. ché non de’ dare om fede che gentilezza sia, fòr de coraggio, in degnità d’erede sed a vertute non ha gentil core; com’acqua porta raggio e ‘l ciel reten le stelle e lo splendore

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Splende in la ‘ntelligenzia de lo cielo Deo criator, più che ‘n nostr’occhi ‘l sole; ella ‘ntende ‘l sol fattor, oltra ‘l cielo; e ‘l ciel volgiando a Lui obedir tòle, e con’ segue al primero dal giusto Deo beato compimento. così dar dovria al vero, la bella donna,poi che ‘n gli occhi splende del suo gentil, talento che mai da lei obidir non si disprende.

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Donna, Deo mi dirà : “ Che presomisti? siando l’alma mia a lui davanti. “Lo ciel passasti e ‘nfin a Me venisti e desti in vano amor Me per semblanti: ch’a Me conven le laude e a la reina del regname degno, per cui cessa omne fraude”. Dir Li porò : “ Tenne d’angel sembianza che fosse del Tuo regno; non me fu fallo, s’in lei posi amanza” Guido Guinizzelli che Dante considera l’iniziatore dello Stilnovo ...il giudizio di Dio nell'ultima strofa della canzone

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Temi La donna angelicata Analisi della soggettività dell’amante Intellettualismo Amore e gentilezza

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La donna angelo Guinizzelli trova una soluzione al conflitto tra i due amori : la spiritualizzazione e la divinizzazione della donna. Il poeta strappa la donna alla realtà terrena e l’avvicina al mondo divino, affermando che il suo aspetto è quello di un angelo, per cui la natura dell’amore che l’uomo nutre per lei non è peccaminosa ma è legittimata dal paragone con Dio. Nella bellezza e nella virtù della donna Dio manifesta la propria perfezione.

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L’Amore in Guinizzelli e negli Stilnovisti è una delle più alte esperienze della spirito umano. E’ rivolto ad un creatura angelica . Di tale esperienza sono degni solo gli spiriti nobili o gentili; essi non possono difendersi dall’Amore, perchè l’amore istintivamente si rifugia nei cuori gentili . Amore e gentilezza si identificano. La gentilezza scaturisce non dalla nobiltà di nascita ma dalle doti dell’animo.

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Per dare una giustificazione morale all’amore per la donna, gli stilnovisti ricorrono alla filosofia scolastica , secondo cui la nobiltà, la cortesia, l’umiltà … sono virtù che partecipano della natura dell’amore. Guinizzelli nella quinta strofa della canzone considerata afferma che l’amore è principio di elevazione morale; inoltre la donna viene eguagliata alle intelligenze angeliche, forze motrici dei cieli, e agli Angeli che ubbidiscono alla volontà di Dio. La donna dovrebbe produrre nell’animo di chi le è fedele e l’obbedisce il compimento di tutte le virtù. La donna è dispensatrice di doni morali ; è un tramite tra Dio e l’uomo. L’uomo, che è intellettualmente superiore, è capace di amare finemente e di scrivere poesie raffinate ; ciò è indizio di una superiorità di animo superiore alla nobiltà di sangue. La "gentilezza" dipende dalle qualità personali . .

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I poeti tacciono gli eventi esterni all’interiorità del poeta ma sono attenti a descrivere gli effetti che l’amore provoca nei loro cuori

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Al contrario della “signora” dei castelli provenzali e delle corti, la donna degli stilnovisti veniva notata dai poeti per le strade della città o nelle rare occasioni di vita sociale alle quali esse erano ammesse. La donna era sempre accompagnata da altre donne ; la sua bellezza sconvolgeva il poeta accompagnato a sua volta da un gruppo di amici , i fedeli d’amore, che lo sostenevano . Gli incontri-apparizioni producevano nell’animo dell’amante effetti sconvolgenti : egli addirittura usciva fuori di sé e attraverso una sorta di entità aeree, gli spiriti che presiedono alle varie funzioni vitali del corpo, seguiva l’immagine della donna di cui egli è innamorato.

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Dante Alighieri diede il nome di “ Dolce Stil Novo” alla nuova tendenza poetica a sottolineare uno stile innovativo , caratterizzato da una maggiore comprensibilità del messaggio poetico rispetto ai rimatori toscani e per l’attenta analisi della soggettività dell’amante. I poeti stilnovisti ebbero la consapevolezza di essere una “ corte ideale”, formata sulla base dell’ingegno poetico, della preparazione culturale e del gusto raffinato.

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Dante espone la propria poetica A Buonagiunta Orbicciani fra i golosi Dante dice: “ I’ mi son un che quando/ Amor mi spira, noto, e a quel modo/ ch’e’ ditta ( spirare :significato preso dall’Ars Dictandi) dentro vo significando” Purg,canto XXIV A Guido Guinizzelli nel girone dei lussuriosi Dante, riconoscendogli il ruolo di iniziatore, dice : “ il padre/ mio e de li altri miei miglior che mai/ rima d’amor usar dolci e leggiadre “ Purg, canto XXVI Lo Stile è innovativo, perché è caratterizzato da una maggiore comprensibilità del messaggio poetico rispetto ai rimatori toscani e siciliani.

Summary: Attività a cura degli alunni della 2^B Geom dell'I.T.C.G."G.Bruno" di Ariano Irpino

Tags: medioevo

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