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L’opera è formata da dodici sonetti Fra i sonetti , i più noti sono “Alla sera”, “A Zacinto”, “In morte del fratello Giovanni” , “Alla musa”. Degno di nota è anche “ Solcata la fronte” : è un autoritratto , che risente del modello alfieriano; la persona è tratteggiata nei suoi elementi fisici più evidenti, poiché la fisionomia è intesa come specchio dell’anima
Solcata ho fronte,occhi incavati intenti; Crin fulvo, emunte guance,ardito aspetto; Labbri tumidi arguti, al riso lenti, Capo chino, bel collo, irsuto petto: Membra esatte; vestir semplice eletto; Ratti i passi, il pensier, gli atti, gli accenti: Prodigo,sobrio;umano,ispido,schietto; Avverso al mondo,avversi a me gli eventi Mesto i più giorni e solo; ognor pensoso; Alle speranze incredulo e al timore; Il pudor mi fa vile; e prode l’ira Cauta in me parla la ragion; ma il core, Ricco di vizj e di virtù, delira- Morte, tu darai fama e riposo. L’autore si presenta :
Emunte = pallide Ardito = coraggioso Labbri tumidi arguti = labbra carnose e sporgenti, pronte a parlare Membra esatte = membra proporzionate Ratti i passi …= veloci i passi… Accenti = intensità della voce
Ugo Foscolo scrisse il sonetto di proprio pugno forse nel 1824, ma certamente dopo il 1821, per essere, come dice Domenico Bianchini,attaccata dietro la copia del suo ritratto fatta da F. Pistrucci a Londra, e ricavato da quello del Fabre per Hudson Gurney. Il grande Carducci a proposito di questo sonetto dice : Il ritratto non è gran cosa … Prima di tutto la enumerazione, chiunque la faccia, non sarà mai poesia; e poi questa enumerazione fascoliana in quattordici versi non ha nemmeno il merito dell’ originalità, è una scimmiottata di quella dell’Alfieri, alla quale per concettosità e concisione rimane di molto inferiore … E mi dispiace che uomini come l’Alfieri e il Foscolo ,dandosi così in pascolo agli sciocchi ,abbiano lusingato la inclinazione del volgo dei lettori …
La struttura dei sonetti del Petrarca, peraltro imitata da autori italiani e stranieri, è equilibrata e simmetrica. Il periodo logico generalmente coincide con il periodo strofico; inoltre c’è un forte distacco tra il contenuto delle quartine ed il contenuto delle terzine. La struttura del sonetto foscoliano è più libera , non è di stampo classico : il periodo logico non coincide con il periodo strofico ,ma si dilunga producendo l’ effetto di un ritmo nuovo, originale e suggestivo. ( Nota il monoblocco sintattico di 11 versi in A Zacinto)
Il sonetto è la piena espressione di quello che Mario Praz definì “Neoclassicismo romantico” del Foscolo. In essi notano temi classici e temi romantici in perfetta simbiosi.
Zante o Zacinto è un’isola della Grecia : si trova nel mare Ionio. Le spiagge sono spaziose e il mare è abitato da tartarughe marine. E’ un’isola montuosa che presenta cavità marine che possono essere visitate.
Né più mai toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia, che te specchi nell’onde del greco mar da cui vergine nacque Venere,e fea quelle isole feconde col suo primo sorriso, onde non tacque le tue limpide nubi e le tue fronde l’iclito verso di colui che l’acque cantò fatali, ed il diverso esiglio per cui bello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. Tu non altro che il canto avrai del figlio O materna mia terra; a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura. Il sonetto è una composizione poetica, composta da due quartine a schema fisso e due terzine a schema variabile
Né più mai toccherò le sacre sponde A ove il mio corpo fanciulletto giacque, B Zacinto mia, che te specchi nell’onde A del greco mar da cui vergine nacque B Venere,e fea quelle isole feconde A col suo primo sorriso, onde non tacque B le tue limpide nubi e le tue fronde A l’iclito verso di colui che l’acque B cantò fatali, ed il diverso esiglio C per cui bello di fama e di sventura D baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. E Tu non altro che il canto avrai del figlio C O materna mia terra; a noi prescrisse E il fato illacrimata sepoltura. D Versi endecasillabi
Né più mai toccherò le sacre sponde A ove il mio corpo fanciulletto giacque, B Zacinto mia, che te specchi nell’onde A del greco mar da cui vergine nacque B Venere,e fea quelle isole feconde A col suo primo sorriso, onde non tacque B le tue limpide nubi e le tue fronde A l’iclito verso di colui che l’acque B cantò fatali, ed il diverso esiglio C per cui bello di fama e di sventura D baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. E Tu non altro che il canto avrai del figlio C O materna mia terra; a noi prescrisse E il fato illacrimata sepoltura. D Prima sequenza. Motivo centrale : l’esilio Domina l’ipotassi : possiamo evidenziare sei proposizioni subordinate Seconda sequenza Tema : l’illacrimata sepoltura Il periodo logico non coincide con il periodo strofico
L’esilio : il poeta La bellezza rasserenatrice e esule e avversato dagli uomini e dal fato la poesia eternatrice Omero Venere Ulisse Attraverso il rimpianto del mondo mitico rappresentato dalla grazia e dalla poesia e dalla bellezza
Le parole chiave del sonetto sono messe in rilievo dalle rime e dagli enjambement o inarcature Raggruppiamole in due serie : sponde giacque onde nacque feconde tacque fronde acque Le parole della prima serie contengono “onde”; esse richiamano alla mente del poeta l’idea della vita , della fecondità e si collegano a Venere che vivifica la natura col suo sorriso Le acque invece sentite come sciagura, fatale errare di Ulisse. Bipolarismo vita-morte, mito –realtà; eroe classico – eroe romantico
Vergine : adulta Diverso : or qua or là Fea : fece Inclito : famoso, sublime Fatali : decise dal Fato Petrosa : rocciosa Illacrimato : non confortata di lacrime Greco,vergine,feconde,limpide,inclito,fatali,diverso,bello,petrosa,materna,illacrimata
Né più mai toccherò le sacre sponde A ove il mio corpo fanciulletto giacque, B Zacinto mia, che te specchi nell’onde A del greco mar da cui vergine nacque B Venere,e fea quelle isole feconde A col suo primo sorriso, onde non tacque B le tue limpide nubi e le tue fronde A l’iclito verso di colui che l’acque B cantò fatali, ed il diverso esiglio C per cui bello di fama e di sventura D baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. E Tu non altro che il canto avrai del figlio C O materna mia terra; a noi prescrisse E il fato illacrimata sepoltura. D Anastrofe : inversione dell’ordine normale di uno o più termini nella costruzione della frase Litote : affermazione in maniera attenuata , mediante la negazione del contrario Sineddoche : il tutto per la parte o la parte per il tutto Metonimia : è basata sul trasferimento del significato : a)causa per effetto; b)il concreto per l’astratto; c)l’autore per l’opera; d)la materia per l’oggetto Paranomasticamen te ripete il concetto di acqua
L’enjambement consiste nella continuazione di una frase nel verso successivo a quello in cui è iniziata , annullando le pause di fine verso.
l’articolo dal sostantivo il soggetto dal verbo l’aggettivo dal sostantivo il verbo dal complemento Sono enjambement intensi quelli che dividono: La preposizione dal pronome
Né più mai toccherò le sacre sponde A ove il mio corpo fanciulletto giacque, B Zacinto mia, che te specchi nell’onde A del greco mar da cui vergine nacque B Venere,e fea quelle isole feconde A col suo primo sorriso, onde non tacque B le tue limpide nubi e le tue fronde A l’iclito verso di colui che l’acque B cantò fatali, ed il diverso esiglio C per cui bello di fama e di sventura D baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. E Tu non altro che il canto avrai del figlio, C O materna mia terra; a noi prescrisse E il fato illacrimata sepoltura. D
Zacinto non è solo un luogo geografico , ma è anche il luogo della poesia e del mito. Il Foscolo si sente simile ad Ulisse , sebbene con un destino diverso da quello dell’eroe greco : Ulisse tornerà in patria, Ugo Niccolò Foscolo, invece,non potrà fare altro che tornare con la sua poesia al luogo natio. Il Foscolo canta le bellezze della sua isola ma non il suo ritorno in patria ; per questo si sente vicino ad Omero, il cui verso non potè tacere l’amenità dell’isola natia del nostro poeta.
Esilio L’esilio è una condizione dell’esistenza, dominata dalla consapevolezza di vivere in un tempo sfavorevole e di essere escluso dalla vita tranquilla ed armoniosa. Il poeta che vive questa condizione di esclusione diventa un eroe, acquisisce una grande dignità . La patria ideale o eden perduto viene vagheggiata dal poeta e diventa il conforto contro le avversità dei tempi. L’esilio nel poeta provoca : Sofferenza ( lontano da Venezia) Desiderio di tornarein patria Esigenza di trovare pace, tranquillità in contrapposizione al continuo movimento imposto dall’esilio Consapevolezza della scelta dell’esilio piuttosto che l’accetazione della situazione politica. Sepolcro E’ l’unico conforto alla morte il pianto dei compagni di sventura: solidarietà tra sventurati. La morte è considerata come un porto , come rifugio dalle passioni e dalle preoccupazioni che agitano l’esistenza dell’uomo; è ritorno al grembo materno, alla terra. Il sepolcro è testimonianza di una vita nobile in prospettiva politica; le tombe dei grandi del passato, le urne dei forti, infatti, sono il simbolo della memoria storica della nazione e speranza di riscatto per il futuro. Il sepolcro è simbolo di corrispondenza di amorosi sensi. Il sepolcro è approdo di pace , nodo di affetti familiari.
“L’acqua cantò fatali” Mare // Fatalità Codice classico : è opera degli dei la peregrinazione di Ulisse nelle acque, ma la vicenda si concluderà con il ritorno dell’eroe in patria. Il fato gli fu amico L’errare del Foscolo nelle acque fatali avrebbe avuto invece un esito infelice. L’eroe romantico negativo non conclude felicemente le proprie imprese. Il fato è nemico
Forse perché della fatal quiete A tu sei l’immago a me sì cara vieni B o Sera! E quando ti corteggian liete A le nubi estive e i zeffiri sereni, B e quando del nevoso aere inquiete A tenebre e lunghe all’universo meni B sempre scendi invocata, e le secrete A vie del mio cor soavemente tieni B Vagar mi fai co’ miei pensieri su l’orme C che vanno al nulla eterno;e intanto fugge D questo reo tempo, e van con lui le torme C delle cure onde meco egli si strugge ; D e mentre io guardo la tua pace, dorme C quello spirto guerrier , ch’entro mi rugge D Versi endecasillabi
Il tema del sonetto è lo stato d’animo del Foscolo che, turbato e stanco di tante battaglie, attende la sera, simbolo di quiete e di morte . La morte è considerata l’unico ristoro alla vita infelice e travagliata del poeta. La morte non solo è accettata, ma è attesa come un porto di pace. Nel nulla eterno gli individui, la storia e il tempo si estingueranno e l’animo potrà riposare nell’immensa quiete cosmica. La serena accettazione della morte
ForsE pErchE’ dEllA fATAL quiETE A tu sei l’immAgo a me sì cArA vIENI B o SEra! E quando ti corTEggian liETE A le nubi EstivE E i zEffIRI sERENI, B e quAndo del nevoso AERE inquiETE A TEneEreE e LUNghe aLL’UNivErso mEni B sEmprE scENdi invocata, E le sEcrETE A vie del mio cor soavemENTE TIENI B Vagar mi fai co’ miei pensieri su l’orme C che vanno al NULla EtERNo;e intanto fUgge D questo reo tempo,e van con lui le torme C delle cURe onde mECO Egli si sTRUggE; D e mentre io guardo la tua pace, dorme C quello spirto guerrier , ch’entro mi rugge D Vocali chiare Vocali scure e suoni consonantici aspri Nelle quartine prevale la vocale “ e”, dal timbro rilassante; Nelle terzine l’uso delle vocali “ O”, “U” e della consonante “R” creano un’atmofera dura ed inquietante
Forse perché della fatal quiete A tu sei l’immago a me sì cara vieni B o Sera! E quando ti corteggian liete A le nubi estive e i zeffiri sereni, B e quando del nevoso aere inquiete A tenebre e lunghe all’universo meni B sempre scendi invocata, e le secrete A vie del mio cor soavemente tieni B Vagar mi fai co’ miei pensieri su l’orme C che vanno al nulla eterno;e intanto fugge D questo reo tempo, e van con lui le torme C delle cure onde meco egli si strugge ; D e mentre io guardo la tua pace, dorme C quello spirto guerrier , ch’entro mi rugge D Sequenza descrittiva con immagini liete e serene Sequenza pravalentemente riflessiva : un cammino interiore attraverso immagini pacate ma che parlano della tensione e della delusione del poeta I termini in verde appartengono al sottocodice della tradizione classica
Forse perché della fatal quiete A tu sei l’immago a me sì cara vieni B o Sera! E quando ti corteggian liete A le nubi estive e i zeffiri sereni, e quando del nevoso aere inquiete A tenebre e lunghe all’universo meni B sempre scendi invocata, e le secrete A vie del mio cor soavemente tieni. B Vagar mi fai co’ miei pensieri su l’orme C che vanno al nulla eterno;e intanto fugge D questo reo tempo, e van con lui le torme C delle cure onde meco egli si strugge ; D e mentre io guardo la tua pace, dorme C quello spirto guerrier ,ch’entro mi rugge D Parallelismi: questo reo tempo… quello spirito guerriero
Immagini di armonia e di quiete Immagini di tormento e di moto Quiete Sì cara Ti corteggian liete Le nubi estive e i zeffiri sereni Soavemente tieni Guardo la tua pace,dormo Dal nevoso aere inquieto tenebre e lunghe all’universo meni Secrete vie, che vanno al nulla eterno Fugge questo reo tempo Le torme delle cure Si strugge Spirto guerrier ch’entro mi rugge
Spazio geografico : aere nevoso Spazi metaforici: vieni a me meni all’universo le secrete vie del mio cor il nulla eterno
Forse perché somigli tanto alla morte, o sera, giungi a me così cara. Tu, o sera, scendi sempre invocata da me, in tutte le stagioni: sia quando sei accompagnata dal corteo delle nubi estive e dai venti primaverili, sia quando conduci sulla terra dal cielo carico di neve ombre lunghe ed inquietanti, e occupi con dolcezza la parte più intima del mio cuore, mi fai giungere , di pensiero in pensiero, sulle tracce che conducono alla morte; e intanto, mentre medito, corre via questo tempo infelice, e con lui se ne vanno le schiere degli affanni, con cui il tempo si consuma insieme con me; e mentre contemplo la tua pace, si acquieta quello spirito pieno di passioni violente che mi urgono nell’animo.
Un dì,s’io non andrò sempre fuggendo A di gente in gente,mi vedrai seduto B su la tua pietra,o fratel mio,gemendo A il fior de’ tuoi anni caduto. B La madre or sol, suo dì tardo traendo, A parla di me col tuo cenere muto: B ma io deluse a voi le palme tendo: A e se da lunge i miei tetti saluto, B sento gli avversi numi, e le secrete C cure che al viver tuo furono tempesta, D e prego anch’io nel tuo porto quiete. C Questo di tanta speme oggi mi resta! D Straniere genti, l’ossa mie rendete C allora al petto della madre mesta D Versi endecasillabi
De Chirico Il Foscolo dedicò questo sconsolato sonetto al fratello minore, morto suicida. Tra spunti petrarcheschi e catulliani , la lirica si apre con una dolorosa apostrofe al fratello Giovanni, sulla cui tomba solo la madre può recarsi “ suo dì tardo traendo”. Ella parla con il figlio morto di Ugo, l’altro figlio lontano, esule. Quest’ultimo tende le palme deluse alla patria lontana. La chiusa del sonetto è l’invocazione del poeta alle genti straniere di essere pietosi all’indomani della sua morte ; le prega affinchè restituiscano le sue ossa al petto della madre addolorata.
Il tema della morte si concretizza in quattro fattori significativi : Immagine della pietra tombale La metafora del fiore dei gentili anni La parola quiete come totale annullamento nella morte Invocazione conclusiva del poeta perché il suo corpa venga restituito al pianto della madre.
Nella madre si concentrano i valori degli affetti familiari e patriottici, spezzati dalla morte e dall’esilio Un dì,s’io non andrò sempre fuggendo A di gente in gente,mi vedrai seduto B su la tua pietra,o fratel mio,gemendo A il fior de’ tuoi anni caduto. B La madre or sol, suo dì tardo traendo, A parla di me col tuo cenere muto: B ma io deluse a voi le palme tendo: A e se da lunge i miei tetti saluto, B sento gli avversi numi, e le secrete C cure che al viver tuo furono tempesta, D e prego anch’io nel tuo porto quiete. C Questo di tanta speme oggi mi resta! D Straniere genti, l’ossa mie rendete C allora al petto della madre mesta L’avvicendarsi della prima e della seconda persona si potrebbe dire che il poeta parli soprattutto di sé ed intrecci saldamente la sorte del fratello e la propria
Connotano dolcezza : il fior…caduto nel tuo porto quiete Connotano durezza, aridità e freddo : pietra,cenere muto,ossa
Un dì,s’io non andrò sempre fuggendo A di gente in gente,mi vedrai seduto B su la tua pietra,o fratel mio,gemendo A il fior de’ tuoi anni caduto. B La madre or sol, suo dì tardo traendo, A parla di me col tuo cenere muto: B ma io deluse a voi le palme tendo: A e se da lunge i miei tetti saluto, B sento gli avversi numi, e le secrete C cure che al viver tuo furono tempesta, D e prego anch’io nel tuo porto quiete. C Questo di tanta speme oggi mi resta! D Straniere genti, l’ossa mie rendete C allora al petto della madre mesta D …ed ora riconosci le anastrofi, inversione dell’ordine usuale delle parole, che sono presenti nelle quartine.
Un dì,s’io non andrò sempre fuggendo A di gente in gente,mi vedrai seduto B su la tua pietra,o fratel mio,gemendo A il fior de’ tuoi anni caduto. B La madre or sol, suo dì tardo traendo, A parla di me col tuo cenere muto: B ma io deluse a voi le palme tendo: A e se da lunge i miei tetti saluto, B sento gli avversi numi, e le secrete C cure che al viver tuo furono tempesta, D e prego anch’io nel tuo porto quiete. C Questo di tanta speme oggi mi resta! D Straniere genti, l’ossa mie rendete C allora al petto della madre mesta D Metonimie Sineddochi Metafore
Anno scolastico 2009/’10 I.T.C.G. “ G. Bruno” Ariano Irpino Classe II B Corso per Geometri Docente Grazia Cardinale
by GraziaCardinale41952 | Added: 2 years ago
Language: Italian (Detected) | Topic: Education
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Summary: I.T.C.G.Ariano Irpino Alunni II B Geometri/ doc Grazia Cardinale
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