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Gli ARTEFICI dell’UNITA’
L’Articolo 5 della Costituzione Italiana recita: La Repubblica è una e indivisibile,cioè è uno Stato unitario e indivisibile. L’ Articolo 52: La difesa della patria è sacro dovere del cittadino. L’Articolo 54: Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
Brano di Edgard Renan: Che cos’è una nazione? Una nazione è un’anima, un principio spirituale. Due cose che, a dir vero, non ne formano che una, costituiscono quest’anima e questo principio spirituale. L’una è nel passato, l’altra nel presente, L’una è il possesso in comune di una ricca eredità di ricordi, l’altra è il consentimento attuale, il desiderio di vivere insieme, la volontà di continuare a far valere l’eredità che si è ricevuta indivisa. L’uomo, o signori, non si improvvisa. La nazione, come l’individuo, è il giungere ad un fine d’un lungo passato di sforzi, di sacrifici, di devozioni. Il culto degli antenati è il più legittimo di tutti: ci han fatto gli antenati quel che siamo. Un passato eroico, uomini grandi, gloria (parlo di vera gloria), ecco il capitale sociale su cui si colloca una idea nazionale. Aver glorie comuni nel passato, una comune volontà nel presente, aver fatto grandi cose insieme, volerne fare ancora:ecco la condizione essenziale per essere un popolo. Si ama in proporzione dei sacrifici consentiti, dei mali sofferti. Si ama la casa che s’è fabbricata e si trasmette. Dice un canto spartano:”Siamo noi ciò che voi foste, noi saremo come voi” è, nella semplicità dell’inno, un riassunto della patria.
E. Bianchi nell’introduzione del suo fortunato commento a Dante dice:”Fra i grandi geni che mostrarono al mondo attonito di che cosa la mente umana sia capace, Dante è, senza dubbio, il più grande. Egli è la più pura gloria dell’ Italia: gloria che nessuno ci può togliere per passar di tempo o mutar d’eventi. Egli è stato e sarà sempre segnacolo d’italianità; e intorno a lui e nel suo nome si raduneranno gli italiani ogni volta che l’amore della patria fiammeggerà nei loro cuori e lo sentiranno lontano da sé, solitario e sdegnoso, quando per tanti raggiri o per arti indegne vorranno far male a quell’Italia ch’egli tanto amò
VITTORIO ALFIERI
“Che ove speme di gloria agli animosi intelletti rifulga ed all’Italia, quindi trarrem gli auspici…” UGO FOSCOLO
GIACOMO LEOPARDI ALL'ITALIA O patria mia, vedo le mura e gli archi E le colonne e i simulacri e l'erme Torri degli avi nostri, Ma la gloria non vedo… Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi I nostri padri antichi…
ALESSANDRO MANZONI D’una terra son tutti:un linguaggio parlan tutti:fratelli li dice lo straniero…” “I fratelli hanno ucciso i fratelli: questa orrenda novella vi do’”. Ed ancora nell’atto II del coro: “Tutti fatti a sembianza d’uno Solo, figli tutti d’un solo Riscatto, in qual ora, in qual parte del suolo, trascorriamo quest’aura vital, siam fratelli…” Anche nel “Proclama di Rimini” afferma: “Liberi non sarem, se non siam uni” “una gente che libera tutta, o fia serva tra l’Alpe ed il mare; una d’arme,di lingua, d’altare di memorie, di sangue e di cor”.
GIOSUE’ CARDUCCI Giuseppe Mazzini Qual da gli aridi scogli erma su 'l mare Genova sta, marmoreo gigante, Tal, surto in bassi dì, su 'l fluttuante Secolo, ei grande, austero, immoto appare. Da quelli scogli, onde Colombo infante Nuovi pe 'l mar vedea mondi spuntare, Egli vide nel ciel crepuscolare Co 'l cuor di Gracco ed il pensier di Dante La terza Italia; e con le luci fise A lei trasse per mezzo un cimitero, E un popol morto dietro a lui si mise. Esule antico, al ciel mite e severo Leva ora il volto che giammai non rise, "Tu sol" pensando "o ideal, sei vero". “Italia” Italia, Italia! Dalle Alpi per l’Appennino ai due mari; sulla riviera ligure, in riva ai fiumi e ai laghi piemontesi e lombardi; via per i colli d’Emilia e Toscana; e per la Camarca solenne; e per li rigidi e floridi Abruzzi; e per la Campania e per la Puglia ubertose; e per la selvosa Calabria; e nell’isola bella del sole; e nella severa isola dei nuraghi; dovunque, cui lo spirito di Gracco e la forza di Cesare marcò dell’impronta di Roma, signora della civiltà mediterranea; dovunque e per tutto, Italia, Italia! Ogni regione è un focolare, ogni città è un altare!
GIUSEPPE MAZZINI “Tutti i popoli hanno diritto ad essere liberi e, quando sono oppressi, è loro supremo dovere riconquistare la loro patria anche attraverso la rivoluzione. Proclama:”Condizione necessaria per l’esistenza ed il progresso di una nazione è l’Unità e l’unica forma legittima di governo è la Repubblica, nella quale si esprime in tutta la sua pienezza la volontà del popolo”.
VINCENZO GIOBERTI
GIUSEPPE GARIBALDI Emile Barrault ha detto di lui: “Un uomo che, facendosi cosmopolita,adotta l’umanità come patria e va ad offrire la spada ed il sangue a ogni popolo, che lotta contro la tirannia, è più di un soldato, è un eroe”
CAMILLO BENSO conte di CAVOUR Il valore della nazionalità per Cavour: La storia di tutti i tempi prova che nessun popolo può raggiungere un alto grado di intelligenza e di moralità, senza che il sentimento della sua nazionalità sia fortemente sviluppato: in un popolo, che non può essere fiero della sua nazionalità, il sentimento della dignità personale esisterà solo eccezionalmente in alcuni individui privilegiati. Le classi numerose, che occupano le posizioni più umili della sfera sociale, hanno bisogno di sentirsi grandi dal punto di vista nazionale per acquistare la coscienza della propria dignità
GOFFREDO MAMELI
GIUSEPPE VERDI
IL TRICOLORE
D’AZEGLIO CAVOUR “Il primo bisogno d’Italia è che si formino italiani dotati d’alti e forti caratteri.E pure troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: purtroppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli italiani.” “Non solo gli italiani ma neppure l’Italia era fatta, perché il compito più complesso era fondere assieme gli elementi che la componevano, accordare nord e sud.”
NICOLA ZITARA
SENZA IL SACCHEGGIO DEL RISPARMIO STORICO DEL PAESE BORBONICO, L’ITALIA SABAUDA NON AVREBBE AVUTO UN AVVENIRE E QUELL’ORO, INVECE, ATTRAVERSO APPOSITE MANOVRE, PASSO’ NELLE CASSE PIEMPONTESI.
FRANCESCO SAVERIO SIPARI “ Il brigantaggio non è che miseria estrema, disperata”
FRANCESCO SAVERIO NITTI “Per le plebi meridionali, il brigante fu assai spesso il vendicatore e il benefattore: qualche volta fu la giustizia stessa. Le rivolte dei briganti, coscienti o incoscienti, nel maggior numero dei casi ebbero il carattere di vere e selvagge rivolte popolari. Ciò spiega quello che ad altri e a me è accaduto tante volte di constatare: il popolo delle campagne meridionali non conosce assai spesso nemmeno i nomi dei fondatori dell’Unità italiana, ma ricorda con ammirazione i nomi dei briganti”.
IL BRIGANTE DUCA
BENEDETTO CROCE “Di buona pasta, coraggioso, ingegnoso e di una certa elevatezza d’animo, emblema di un brigantaggio di stampo sociale”e disse di lui: “ che le plebi ammirassero e amassero Angelillo, è naturale, ma al quanto strano può sembrare ch’egli destasse simpatie anche nelle classi colte… Queste simpatie si spiegano in parte per le qualità non ordinarie di lui e per l’incarnazione di una compiutezza quasi artistica, ch’egli presentava, del tipo del buon ladrone, del brigante umanitario”.
PAPA CIRO
STEFANO PELLONI
GIOVANNI PASCOLI “Romagna” Sempre un villaggio, sempre una campagna mi ride al cuore (o piange), Severino: il paese ove, andando, ci accompagna l'azzurra vision di San Marino: sempre mi torna al cuore il mio paese cui regnarono Guidi e Malatesta, cui tenne pure il Passator cortese….
CROCCO
CARUSO
MANZO
NICOLA MORRA
I.T.C. Dante Alighieri 150° Unità d'Italia
Summary: L’Istituto Tecnico Commerciale “Dante Alighieri” di Cerignola ha organizzato questo incontro per ripercorrere e raccontare, anche se solo parzialmente, la storia della nostra bella Italia,che ci accomuna e ci deve unire.
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