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G. Leopardi L’Infinito di
Sempre caro mi fu quest’ermo colle
… e questa siepe
… e questa siepe
Che da tanta parte dell’ultimo orizzonte Il guardo esclude
Che da tanta parte dell’ultimo orizzonte Il guardo esclude
Che da tanta parte dell’ultimo orizzonte Il guardo esclude
Che da tanta parte dell’ultimo orizzonte Il guardo esclude
Che da tanta parte dell’ultimo orizzonte Il guardo esclude
Che da tanta parte dell’ultimo orizzonte Il guardo esclude
Che da tanta parte dell’ultimo orizzonte Il guardo esclude
Ma sedendo e mirando
Ma sedendo e mirando
Interminato spazio di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo,
Interminato spazio di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo,
Interminato spazio di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo,
Interminato spazio di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo,
Interminato spazio di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo,
ove per poco Il cor non si spaura.
ove per poco Il cor non si spaura
ove per poco Il cor non si spaura
E come il vento Odo stormir tra queste piante
E come il vento Odo stormir tra queste piante
E come il vento Odo stormir tra queste piante
E come il vento Odo stormir tra queste piante
Io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando:
Io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando:
E mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni
E mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni
E mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni
E mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni
e la presente e viva, e il suon di lei
e la presente e viva, e il suon di lei
e la presente e viva, e il suon di lei
Così tra questa immensità s’annega il pensier mio
Così tra questa immensità s’annega il pensier mio
Così tra questa immensità s’annega il pensier mio
E il naufragar m’è dolce in questo mare
E il naufragar m’è dolce in questo mare
E il naufragar m’è dolce in questo mare
E il naufragar m’è dolce in questo mare
E il naufragar m’è dolce in questo mare
La lirica "L'infinito" di G. Leopardi visualizza in modo concreto il senso di sgomento, di grandezza, di "infinito" che ha origine nel rapporto tra l'uomo e la natura. Le emozioni scaturiscono dall'intimo rapporto tra i dati reali descritti dal poeta e l'interiorizzazione dell'infinito spaziale da lui percepito come abbandono immaginario in una dimensione sconosciuta che porta al turbamento ed allo smarrimento. Questo "naufragio" viene vissuto dal poeta con dolcezza. Egli sente questa perdita nell'eternità come un naturale superamento della propria esistenza. L’ Infinito
Cercando la parola si trovano i pensieri... - Joseph Jouber Cercando la parola si trovano i pensieri... - Joseph Jouber Lavoro realizzato Dalla prof./ssa De Pippo Francesca I.T.C.G.”G.Bruno”_ Ariano Irpino
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